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Sentieri del trapanese |
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| Territorio carsico con
splendide morfologie di superficie ed interessanti ipogei, escursioni panoramiche
di aspetto mediterraneo, spunti
di interesse scientifico e culturale
Alcuni dati qui inseriti sono il risultato di un lavoro di monitoraggio sulla rete trazzerale e la rete sentieristica svolto da Artemisia per la Provincia di Trapani nessuno dei percorsi è dotato di segnaletica a eccetto quelli all'interno della RNO dello Zingaro |
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ESCURSIONI ## Torna a Schede
Informazioni sugli itinerari artemisianet@tin.it CURIOSITA' GEOLOGICHE |
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Dopo meno di un chilometro di percorso sul sentiero per Monte Monaco che parte da Case Cosenza (versante NW di Pizzo di Sella, monti di San Vito Lo Capo), si attraversa una frana che interessa un chilometro quadrato di superficie. E' cartografata con estremo dettaglio dall'IGM nella tavoletta 1:25000 "Castelluzzo" ed è una frana "didattica", perchè sin dalla prima osservazione, anche superficiale, si può capire la sua struttura distinguendo le tre zone principali che usano i geomorfologi per descrivere le frane: la zona di distacco a monte, la zona di movimento al centro e la zona di accumulo in basso. Si tratta di una frana con movimento rotazionale cioè che si è mossa scorrendo su superfici di taglio curve originatesi in materiali non perfettamente coerenti. Il fronte, cioè la parte più a valle della frana, si è espanso nella pianura sottostante con grossi blocchi irregolari e ospita oggi un uliveto. La zona di movimento presenta depressioni e dossi che lasciano individuare le superfici di rottura e alcune crepe trasversali nel corpo della frana sono accessibili a formare piccole grotte labirintiche. La nicchia di distacco, cioè la scarpata che rimane a monte sopra il corpo della frana, è ancora perfettamente visibile. Suggeriamo un'escursione agli studenti di geomorfologia. Gli studi carsici Il gruppo di speleologi di Ragusa coordinato dal geologo Rosario Ruggieri ha esplorato e rilevato diverse cavità carsiche in Contrada Purgatorio e Monte Palatimone. Quasi tutte cavità a pozzo verticale, la maggior parte profonde poche decine di metri. La più profonda è l'Abisso Purgatorio (-180m), una successione di pozzi verticali di cui uno di - 60 metri. Ruggieri spiega inoltre che tutte le grotte esplorate sino ad oggi, anche le più profonde, presentano morfologie che le assegnano alle parti più alte di un sistema carsico. Queste morfologie dovevano continuare in basso con le parti più profonde con morfologie da scorrimento in pressione. Solo che ad oggi non si è riusciti a trovare un accesso. I lisciandrini Nelle carte topografiche relative all'altopiano tra Bruca e Balata di Baida ricorre il toponimo "lisciandrini". Il termine indica localmente sia i muretti a secco che la pietra calcarea utilizzata per costruirli. Si tratta di una roccia calcarea mesozoica nettamente stratificata in spessori di 10 - 15 cm. E sufficiente rompere gli strati perpendicolarmente per ottenere "mattoni" pronti per l'uso, con due lati opposti già definiti in cava perchè sono quelli delle superfici di strato piano parallele. Sono tuttora attive alcune cave di "lisciandrini" | |||||||||||||||
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