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Sentieri del trapanese

Territorio carsico con splendide morfologie di superficie ed interessanti ipogei, escursioni panoramiche di aspetto mediterraneo, spunti di interesse scientifico e culturale 

Alcuni dati qui inseriti sono il risultato di un lavoro di monitoraggio sulla rete trazzerale e la rete sentieristica svolto da Artemisia per la Provincia di Trapani nessuno dei percorsi è dotato di segnaletica a eccetto quelli all'interno della RNO dello Zingaro

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SALINE DI TRAPANI Si estendono alla periferia sud di Trapani. Sono ancora in attività ed è possibile osservare i sistemi a vite di Archimede per trasportare l'acqua, sempre più concentrata in sali, da una vasca alla successiva. Un tempo l'energia  utilizzata era quella eolica dei mulini, oggi la vite è mossa da un motorino elettrico e da un gruppo elettrogeno. Il WWF gestisce l'istituita a Riserva naturale per via degli uccelli migratori che vi sostano. I salinari gestiscono invece anche il Museo del sale. Vivono in questo ambiente molluschi, pesci e crostacei che sopportano alte concentrazioni di sale. Tra i crostacei ricordiamo l'Artemia salina.


MONTE COFANO Rilievo isolato sul mare che ospita interessante flora endemica. Stupendo l'anello escursionistico che fa il giro completo. Curiosità naturalistiche sono le raccolte d'acqua temporanee con crostacei quali anostraci e notostraci, le scogliere o "marciapiedi" a vermetus (molluschi marini) e la flora delle rupi calcaree. All'inizio dell'estate fiorisce l'Asteriscus maritimus, composita gialla molto appariscente. Emergenze culturali sono invece una grotta con tracce preistoriche, una cappelletta, una tavola in marmo settecentesca, una tonnara, una torre costiera e altre strutture militari di varia epoca. vedi scheda e carta su monte cofano; vedi gorgo cofano e stagni temporanei.


MONTE SPARAGIORilievo carbonatico alle cui pendici meridionali si possono osservare splendidi esemplari di Euphorbia dendroides, l'euforbia arborea del mediterraneo. Si accede da Balata di Baida e Castello di Baida. Il percorso si sviluppa su sentiero passando da Case Lentini. vedi scheda

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ERICE Antica città elima oggi borgo dall'aspetto medioevale. Si erge a 756 m di quota ed è frequentemente avvolta dalle nebbie. Nei dintorni della città è una lecceta naturale ed una rete di antiche strade lastricate. Fu nell'antichità sede del tempio di Afrodite e meta di navigatori da tutto il Mediterraneo. Da vedere i ruderi del castello medioevale ed il Centro Ettore Majorana.


ZINGARO BASSO è il percorso costiero che attraversa la Riserva dello Zingaro. Purtroppo le aree adiacenti il sentiero si sono trasformate sempre più un un giardino di essenze mediterranee coltivato e ben curato dal personale della riserva, con l'alterazione continua della gariga e della macchia cui è impedita un'evoluzione naturale, considerata forse antiestetica nel breve periodo. Il percorso da nord a sud è lungo sei chilometri, è dotato di segnaletica ed è possibile raggiungere splendide calette di ciottoli levigati per il bagno. Due gli ingressi: da Scopello a sud e da San Vito a nord.


MONTE PALATIMONE Noto agli speleologi per una campagna di ricerche carsiche condotta negli anni novanta. E' un rilievo carbonatico contiguo a sud all'altopiano carsico di contrada Purgatorio. Scosceso a Nord e nord-est sui Piani di Castelluccio. Vi si può accedere da nord per una portella tra il rilievo del Cipollazzo e la sua cresta occidentale oppure da sud da Contrada Purgatorio. Stupenda, ma percorribile solo con attrezzatura per il torrentismo, è la Gola del Cipollazzo. 


MONTE BARBARO - SEGESTA è zona archeologica, sulla cima di Monte barbaro era la Città elima di Segesta. Sono visibili i resti di un teatro del II secolo a.c., ma anche resti medioevali: un castello di periodo normanno e una moschea del periodo arabo, due chiese e un cimitero. Per la storia Segesta scompare per saccheggio alla caduta dell'impero romano, l'archeologia mostra invece un prosieguo. Ai piedi del monte è il tempio dorico di Segesta del IV secolo a.c. stranamente costruito da un popolo non greco che aveva anche un'altra religione.


MONTE INICI ospita, a parere di molti, le grotte più belle della Sicilia tra cui l'Abisso dei Cocci e la grotta dell'Eremita, che superano i "meno 200 metri". Vi affiora un'importante strato di "Rosso ammonitico" roccia giurassica di colore rosso con fossili di ammoniti cavata e lavorata in lastre lucidate. Il monte è deturpato da una rete di strade sterrate utilizzate per i rimboschimenti a pino d'Aleppo. Sulla cima, versante nord occidentale, resiste una fitta lecceta. vedi scheda


MONTE SCARDINA


BOSCO DI SCORACE

Area di rimboschimento con numerose aree attrezzate e sterrate di servizio. Meta di famiglie per la scampagnata nel periodo primaverile. Vi si possono trovare ed assaggiare i corbezzoli (Arbutus unedo)


MONTE SPEZIALE


MONTE BONIFATO

Alle pendici di Monte Bonifato, area urbana di Alcamo, si aprono alcune cave di travertino che hanno restituito interessanti testimonianze fossili sulla fauna continentale siciliana del Pleistocene. Grazie ad uno studio in queste cave, condotto dal Prof. Burgio del Museo Geologico Gemmellaro di Palermo, si è potuto stabilire che l'elefante nano (Elephas falconerii) è vissuto in Sicilia prima dell'Elephas mnadriensis, di taglia più grande. Il primo è chiaramente più antico perchè è stato ritrovato fossile inglobato nel travertino, mentre il secondo era fossilizzato all'interno di una frattura carsica successivamente apertasi nel travertino stesso. Dalle stesse cave provengono anche le uova ed un carapace di una tartaruga terrestre gigante attualmente al Museo geologico di Palermo. uova di testuggine

Informazioni sugli itinerari    artemisianet@tin.it

CURIOSITA' GEOLOGICHE

La frana

Dopo meno di un chilometro di percorso sul sentiero per Monte Monaco che parte da Case Cosenza (versante NW di Pizzo di Sella, monti di San Vito Lo Capo), si attraversa una frana che interessa un chilometro quadrato di superficie. E' cartografata con estremo dettaglio dall'IGM nella tavoletta 1:25000 "Castelluzzo" ed è una frana "didattica", perchè sin dalla prima osservazione, anche superficiale, si può capire la sua struttura distinguendo le tre zone principali che usano i geomorfologi per descrivere le frane: la zona di distacco a monte, la zona di movimento al centro e la zona di accumulo in basso. Si tratta di una frana con movimento rotazionale cioè che si è mossa scorrendo su superfici di taglio curve originatesi in materiali non perfettamente coerenti. Il fronte, cioè la parte più a valle della frana, si è espanso nella pianura sottostante con grossi blocchi irregolari e ospita oggi un uliveto. La zona di movimento presenta depressioni e dossi che lasciano individuare le superfici di rottura e alcune crepe trasversali nel corpo della frana sono accessibili a formare piccole grotte labirintiche. La nicchia di distacco, cioè la scarpata che rimane a monte sopra il corpo della frana, è ancora perfettamente visibile. Suggeriamo un'escursione agli studenti di geomorfologia.

Gli studi carsici

Il gruppo di speleologi di Ragusa coordinato dal geologo Rosario Ruggieri ha esplorato e rilevato diverse cavità carsiche in Contrada Purgatorio e Monte Palatimone. Quasi tutte cavità a pozzo verticale, la maggior parte profonde poche decine di metri. La più profonda è l'Abisso Purgatorio (-180m), una successione di pozzi verticali di cui uno di - 60 metri. Ruggieri spiega inoltre che tutte le grotte esplorate sino ad oggi, anche le più profonde, presentano morfologie che le assegnano alle parti più alte di un sistema carsico. Queste morfologie dovevano continuare in basso con le parti più profonde con morfologie da scorrimento in pressione. Solo che ad oggi non si è riusciti a trovare un accesso.

I lisciandrini 

Nelle carte topografiche relative all'altopiano tra Bruca e Balata di Baida ricorre il toponimo "lisciandrini". Il termine indica localmente sia i muretti a secco che la pietra calcarea utilizzata per costruirli. Si tratta di una roccia calcarea mesozoica nettamente stratificata in spessori di 10 - 15 cm. E sufficiente rompere gli strati perpendicolarmente per ottenere "mattoni" pronti per l'uso, con due lati opposti già definiti in cava perchè sono quelli delle superfici di strato piano parallele. Sono tuttora attive alcune cave di "lisciandrini"

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