testo di Giuseppe Ippolito foto di Silvia Bello indice
## Trapani ## schede
## vedi anche Con una passeggiata intorno al promontorio sul mare denominato Monte Cofano nei
pressi di Custonaci, in un paesaggio che appare semplice ad uno sguardo
superficiale, sono molte le possibilità di scoperta per gli appassionati di
natura, anche e soprattutto in pieno inverno. Innanzitutto è facile osservare,
fiorita già da dicembre con splendide campanelle blu elettrico, la Lithodora
rosmarinifolia, una borraginacea rupestre perenne il cui nome generico significa
dono delle rocce; e di un dono si tratta per davvero essendo uno dei fiori più
belli dell’area mediterranea. Sempre dal mese di dicembre fiorisce l’Iberis
semperflorens, una crucifera a fiore bianco il cui areale è limitato alla
Sicilia occidentale, le Egadi e Capo Palinuro. Continuando ad osservare tra gli
anfratti delle rocce, tra l’Euphorbia bivonae in piena crescita e le tracce
dell’ultimo incendio estivo, notiamo una chiocciola diversa dalle solite, ha una
conchiglia dall’angolo spirale molto stretto e lunga quasi tre centimetri. E’
ornata da coste assiali parallele interrotte appena dalle suture delle spire,
con un avvolgimento sinistrorso e una apertura scampanante a chiusura del forte
restringimento dell’ultima spira. Riconosciamo subito che appartiene alla
famiglia dei Clausilidi, la più ricca di specie dopo quella degli Helicidi. I
Clausilidi, tutti erbivori, sono considerati i gasteropodi delle catene montuose
perché popolano gli anfratti delle pareti di roccia. La caratteristica che
raggruppa tutti i generi di questa famigia è il “clausilio”, un elemento
elastico che permette all’animale di chiudere l’ingresso della conchiglia. Per
questi animali è stato istituito un genere tutto siciliano comprendente una
decina di specie tra cui la nostra Siciliaria crassicostata. In Sicilia quasi la
metà delle 250 specie di moluschi terricoli è esclusiva dell’isola. In vero
chiocciole molto simili a questa sono state descritte in Grecia, in Damazia e in
Europa centrale e attribuite piuttosto ai generi Albinaria e Agathylla. Una
vecchia canzoncina popolare siciliana decanta la capacità di alcuni “babbaluci”
(=chiocciole) di perforare le rocce; ed ecco qua e là, tra le rupi del Monte
Cofano, manifestarsi l’effetto di questa azione sotto forma di grappoli di fori
circolari, più o meno coalescenti, più o meno profondi. A corrodere chimicamene
la roccia calcarea è un'altra chiocciola terricola nostrana: la Helix mazzullii
anch’essa lunga circa 3 cm, ma con angolo apicale retto e quindi spira panciuta.
Scavando delle nicchie il mollusco crea un ambiente umido che favorisce la
crescita di uno strato di alghe di cui si nutre. Ma non tutte le chiocciole sono
erbivore o “contadine” e tra i carboni dell’ultimo incendio troviamo,
bruciacchiate, anche le conchiglie allungate e troncate di una chiocciola
onnivora, la Rumina decollata, che si nutre anche di altri molluschi polmonati.
Sembra che lo stratagemma di eliminare l’apice della conchiglia nel corso dello
sviluppo, si sia evoluto per ottenere una migliore agilità. Un'altra chiocciola
frequentatrice delle pareti calcaree del Cofano è la Marmorana globularis, con
un angolo spirale molto ampio che pernmette alla columella (asse centrale della
spira delle chiocciole) di essere corta e consentire all’animale l’ingresso in
fratture non troppo strette. Oltre alle chiocciole e alle piante rupestri,
l’inverno è la stagione migliore per osservare la fauna delle pozze temporanee.
In pieno invaso è il Gorgo Cofano, una pozza circolare, circondata da pascoli,
che ospita una delle più ricche comunità di entomostraci (crostacei) della
Sicilia. Convivono insieme anostraci del genere Chirocephalus, tre diverse
specie di copepodi calanoidi (piccoli gamberetti rossi), e concostraci, strani
gamberetti dotati di conchiglia bivalve sottile, rossastra e trasparente. Per
raggiungere la cima di Monte Cofano esiste un ripido ed esposto passaggio
roccioso nel versante orientale, sconsigliato ai non esperti, molto semplice
invece, e ricco di curiosità naturalistiche, ma anche storiche e cuturali, è il
periplo del Monte Cofano su comodi sentieri che incontrano in successione una
tonnara, una tavola votiva in marmo del 1750, una cappelletta, una grotta di
interesse archeologico e paleontologico ed infine una torre costiera. Lungo la
costa rocciosa che circonda il promontorio è osservabile a mare, quasi senza
interruzioni, il marciapiede a Vermetus, una forma di barriera costruita da
molluschi che si fissano uno sull’altro nella fascia intertidale. Gli scogli
calcarei in prossimità del mare ospitano una flora alofila con Limonium sp. e
Crithmum maritimum (Finocchio marino), questa si continua verso monte con una
prateria ad ampeodesmo sui conoidi di falda oppure direttamente con flora
rupestre. In alcune aree, soprattutto in quelle pianeggianti, si infittisce il
palmeto a Chamaerops humilis. L’isolamento orografico del Monte Cofano ha
determinato la differenziazione di alcuni endemismi botanici per la cui
conservazione l’area è stata posta sotto tutela. Coop. Artemisia: artemisianet@tin.it
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