simbolo ArtemisiaArtemisia

Il Monte Cofano e le sue chiocciole

testo di Giuseppe Ippolito, pubblicato su Sikania nel numero di gennaio anno 2005

carta escursionistica del monte cofano Dati tecnici:

Periplo completo del promontorio
dislivello 250 m (è la quota dalla Sella del Cofano, dove è il Gorgo omonimo);
lunghezza del percorso: circa 6 chilometri;
tempo di cammino: circa 2 ore;
natura del percorso: sentiero e breve tratto su strada sterrata;
Difficoltà: facile;
E' possibile anche limitarsi ad una escursione costiera priva di dislivello partendo da Cala Buguto o dalla Torre del Cofano

Salita a Monte Cofano
dislivello: 400 m da Baglio Cofano oppure 650 dal Golfo di Cornino o dal Golfo del Cofano;
lunghezza del percorso: 2 km da Baglio Cofano, oppure 6 Km da Cornino e ritorno;
tempo di cammino: 2,30 ore dalla Sella; 3,30 ore dal mare;
natura del percorso: sentiero e terreno naturale con breve passaggio in roccia. Sconsigliato ai non esperti;
Difficoltà: impegnativo;

Con una passeggiata intorno al promontorio sul mare denominato Monte Cofano nei pressi di Custonaci, in un paesaggio che appare semplice ad uno sguardo superficiale, sono molte le possibilità di scoperta per gli appassionati di natura, anche e soprattutto in pieno inverno. Innanzitutto è facile osservare, fiorita già da dicembre con splendide campanelle blu elettrico, la Lithodora rosmarinifolia, una boraginacea rupestre perenne il cui nome generico significa dono delle rocce. E di un dono si tratta per davvero essendo uno dei fiori più belli dell'area mediterranea. Sempre dal mese di dicembre fiorisce l'Iberis semperflorens, una brassicacea a fiore bianco il cui areale è limitato alla Sicilia occidentale, le Egadi e Capo Palinuro. Continuando ad osservare tra gli anfratti delle rocce, tra l'Euphorbia bivonae in piena crescita e le tracce dell'ultimo incendio estivo, notiamo una chiocciola diversa dalle solite, ha una conchiglia dall'angolo spirale molto stretto e lunga quasi tre centimetri. E' ornata da coste assiali parallele interrotte appena dalle suture delle spire, con un avvolgimento sinistrorso e apertura scampanante a chiusura del forte restringimento dell'ultima spira. Riconosciamo subito che appartiene alla famiglia dei Clausilidi, la più ricca di specie dopo quella degli Helicidi. I Clausilidi, tutti erbivori, sono considerati i gasteropodi delle catene montuose perché popolano gli anfratti delle pareti di roccia. La caratteristica che raggruppa tutti i generi di questa famigia è il "clausilio", un elemento elastico che permette all'animale di chiudere l'ingresso della conchiglia. Per questi animali è stato istituito un genere tutto siciliano comprendente una decina di specie tra cui la nostra Siciliaria crassicostata. In Sicilia quasi la metà delle 250 specie di molluschi terricoli è esclusiva dell'isola. In vero chiocciole molto simili a questa sono state descritte in Grecia, in Dalmazia e in Europa centrale e attribuite ai generi Albinaria, Agathylla ecc. Una vecchia canzoncina popolare siciliana decanta la capacità di alcuni "babbaluci" (= chiocciole in dialetto siciliano) di perforare le rocce, ed ecco qua e là, tra le rupi del Monte Cofano, manifestarsi l'effetto di questa azione sotto forma di grappoli di fori circolari, più o meno coalescenti, più o meno profondi. A corrodere chimicamene la roccia calcarea è un'altra chiocciola terricola nostrana: il Cornu mazzullii anch'essa lunga circa 3 cm, ma con angolo apicale retto e quindi spira panciuta. Scavando delle nicchie il mollusco crea anche un ambiente umido che favorisce la crescita di uno strato di alghe di cui si nutre. Ma non tutte le chiocciole sono erbivore o "contadine" e tra i carboni dell'ultimo incendio troviamo, bruciacchiate, anche le conchiglie allungate e troncate di una chiocciola onnivora, la Rumina decollata, che si nutre all'occasione anche di altri molluschi polmonati. Lo stratagemma di eliminare l'apice della conchiglia nel corso dello sviluppo, sembra si sia evoluto per ottenere migliore agilità. Un'altra chiocciola frequentatrice delle pareti calcaree del Cofano è la Marmorana globularis, con un angolo spirale molto ampio che permette alla columella (asse centrale della spira delle chiocciole) di essere corta e consentire all'animale l'ingresso in fratture non troppo strette. Oltre alle chiocciole e alle piante rupestri, l'inverno è la stagione migliore per osservare la fauna delle pozze temporanee. In pieno invaso è il Gorgo Cofano, una pozza circolare, circondata da pascoli, che ospita una delle più ricche comunità di entomostraci (crostacei) della Sicilia. Convivono insieme anostraci del genere Chirocephalus, tre diverse specie di copepodi calanoidi (piccoli gamberetti rossi), e concostraci, strani gamberetti dotati di conchiglia bivalve sottile, rossastra e trasparente. Per raggiungere la cima di Monte Cofano esiste un ripido ed esposto passaggio roccioso nel versante orientale, sconsigliato ai non esperti, molto semplice invece, e ricco di curiosità naturalistiche, ma anche storiche e cuturali, è il periplo del Monte Cofano, su comodi sentieri, che incontra in successione la Torre del Cofano, una tavola votiva in marmo del 1750 dedicata a San Nicola, una cappelletta, una grotta di interesse archeologico e paleontologico (Grotta del Crocifisso) ed una seconda torre costiera. Una struttura di interesse archeologico di incerta datazione un passaggio scavato in roccia di probabile uso militare a circa 150 metri s.l.m sul versante settentrionale del promontorio. Lungo la costa rocciosa che circonda il promontorio è osservabile a mare, quasi senza interruzioni, il marciapiede a vermetidi (Dendropoma petraeum), una forma di barriera costruita da molluschi che si fissano uno sull'altro nella fascia intertidale. Gli scogli calcarei in prossimità del mare ospitano flora alofila con Limonium sp. e Crithmum maritimum (Finocchio marino), questa si continua verso monte con una prateria ad Ampelodesmos mauritanicus sui conoidi di falda oppure direttamente con flora rupestre. In alcune aree, soprattutto in quelle pianeggianti su Cala Buguto, si infittisce e si espande il palmeto a Chamaerops humilis. L'isolamento orografico del Monte Cofano ha determinato la differenziazione di alcuni endemismi botanici per la cui conservazione l'area è stata posta sotto tutela.