Il Monte Cofano e le sue chiocciole

Sikania 01/2005

testo di Giuseppe Ippolito

foto di Silvia Bello

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Testo: Giuseppe Ippolito
Foto: Sivia Bello e Giuseppe Ippolito ### pubblicato sul n di gennaio 2005 di Sikania

Con una passeggiata intorno al promontorio sul mare denominato Monte Cofano nei pressi di Custonaci, in un paesaggio che appare semplice ad uno sguardo superficiale, sono molte le possibilità di scoperta per gli appassionati di natura, anche e soprattutto in pieno inverno. Innanzitutto è facile osservare, fiorita già da dicembre con splendide campanelle blu elettrico, la Lithodora rosmarinifolia, una borraginacea rupestre perenne il cui nome generico significa dono delle rocce; e di un dono si tratta per davvero essendo uno dei fiori più belli dell’area mediterranea. Sempre dal mese di dicembre fiorisce l’Iberis semperflorens, una crucifera a fiore bianco il cui areale è limitato alla Sicilia occidentale, le Egadi e Capo Palinuro. Continuando ad osservare tra gli anfratti delle rocce, tra l’Euphorbia bivonae in piena crescita e le tracce dell’ultimo incendio estivo, notiamo una chiocciola diversa dalle solite, ha una conchiglia dall’angolo spirale molto stretto e lunga quasi tre centimetri. E’ ornata da coste assiali parallele interrotte appena dalle suture delle spire, con un avvolgimento sinistrorso e una apertura scampanante a chiusura del forte restringimento dell’ultima spira. Riconosciamo subito che appartiene alla famiglia dei Clausilidi, la più ricca di specie dopo quella degli Helicidi. I Clausilidi, tutti erbivori, sono considerati i gasteropodi delle catene montuose perché popolano gli anfratti delle pareti di roccia. La caratteristica che raggruppa tutti i generi di questa famigia è il “clausilio”, un elemento elastico che permette all’animale di chiudere l’ingresso della conchiglia. Per questi animali è stato istituito un genere tutto siciliano comprendente una decina di specie tra cui la nostra Siciliaria crassicostata. In Sicilia quasi la metà delle 250 specie di moluschi terricoli è esclusiva dell’isola. In vero chiocciole molto simili a questa sono state descritte in Grecia, in Damazia e in Europa centrale e attribuite piuttosto ai generi Albinaria e Agathylla. Una vecchia canzoncina popolare siciliana decanta la capacità di alcuni “babbaluci” (=chiocciole) di perforare le rocce; ed ecco qua e là, tra le rupi del Monte Cofano, manifestarsi l’effetto di questa azione sotto forma di grappoli di fori circolari, più o meno coalescenti, più o meno profondi. A corrodere chimicamene la roccia calcarea è un'altra chiocciola terricola nostrana: la Helix mazzullii anch’essa lunga circa 3 cm, ma con angolo apicale retto e quindi spira panciuta. Scavando delle nicchie il mollusco crea un ambiente umido che favorisce la crescita di uno strato di alghe di cui si nutre. Ma non tutte le chiocciole sono erbivore o “contadine” e tra i carboni dell’ultimo incendio troviamo, bruciacchiate, anche le conchiglie allungate e troncate di una chiocciola onnivora, la Rumina decollata, che si nutre anche di altri molluschi polmonati. Sembra che lo stratagemma di eliminare l’apice della conchiglia nel corso dello sviluppo, si sia evoluto per ottenere una migliore agilità. Un'altra chiocciola frequentatrice delle pareti calcaree del Cofano è la Marmorana globularis, con un angolo spirale molto ampio che pernmette alla columella (asse centrale della spira delle chiocciole) di essere corta e consentire all’animale l’ingresso in fratture non troppo strette. Oltre alle chiocciole e alle piante rupestri, l’inverno è la stagione migliore per osservare la fauna delle pozze temporanee. In pieno invaso è il Gorgo Cofano, una pozza circolare, circondata da pascoli, che ospita una delle più ricche comunità di entomostraci (crostacei) della Sicilia. Convivono insieme anostraci del genere Chirocephalus, tre diverse specie di copepodi calanoidi (piccoli gamberetti rossi), e concostraci, strani gamberetti dotati di conchiglia bivalve sottile, rossastra e trasparente. Per raggiungere la cima di Monte Cofano esiste un ripido ed esposto passaggio roccioso nel versante orientale, sconsigliato ai non esperti, molto semplice invece, e ricco di curiosità naturalistiche, ma anche storiche e cuturali, è il periplo del Monte Cofano su comodi sentieri che incontrano in successione una tonnara, una tavola votiva in marmo del 1750, una cappelletta, una grotta di interesse archeologico e paleontologico ed infine una torre costiera. Lungo la costa rocciosa che circonda il promontorio è osservabile a mare, quasi senza interruzioni, il marciapiede a Vermetus, una forma di barriera costruita da molluschi che si fissano uno sull’altro nella fascia intertidale. Gli scogli calcarei in prossimità del mare ospitano una flora alofila con Limonium sp. e Crithmum maritimum (Finocchio marino), questa si continua verso monte con una prateria ad ampeodesmo sui conoidi di falda oppure direttamente con flora rupestre. In alcune aree, soprattutto in quelle pianeggianti, si infittisce il palmeto a Chamaerops humilis. L’isolamento orografico del Monte Cofano ha determinato la differenziazione di alcuni endemismi botanici per la cui conservazione l’area è stata posta sotto tutela.

Dati tecnici:

Periplo completo del promontorio
dislivello 250 m, passando dalla Sella del Cofano
lunghezza del percorso circa km 6
tempo di cammino circa 2 ore
natura del perorso: sentiero e breve tratto su strada sterrata. Percorso facile. E’ possibile limitarsi ad una escursione costiera priva di dislivello

Salita a Monte Cofano
dislivello 400 m da Baglio Cofano oppure 650 da Cornino
lunghezza del percorso 2 km da Baglio Cofano, oppure 6 Km da Cornino e ritorno
tempo di cammino 2,30 ore dalla Sella; 3,30 ore dal mare
natura del percorso: sentiero e terreno naturale con passaggio difficoltoso in roccia. Sconsigliato ai non esperti.
 

Coop. Artemisia: artemisianet@tin.it

 

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