
Dati per le escursioni:
Versante settentrionale
Carrozzabile sterrata dal km 37,5 della SS 187 fino a
Rifugio Forestale Cappellone
Dislivello: m 500
Lunghezza del percorso: 9 km
Tempo di cammino: ore 4 circa
Versante orientale
Partenza dalle falde di Cozzo Monaco.
>Dislivello: m 900
Lunghezza del percorso: 12 km
Tempo di cammino: ore 5 circa
Versante occidentale
Partenza dal Baglio Costamanti
Versante meridionale
Dai ruderi del Castello di Inici
Per chi è interessato agli affioramenti di rosso
ammonitico, alla flora rupestre e alle grotte sono possibili esursioni,
anche brevi, nel versante orientale e meridionale utilizzando le numerose
piste forestali percorribili anche in bicicletta.
Informazioni:
Artemisia
cooperativa via Serradifalco,119, Palermo, tel. 0916824488 email:
artemisianet@tin.it
schede |
Testo di Giuseppe Ippolito
Gli speleologi siciliani sospettavano da tempo che
la montagna di Inici (m 1064) al suo interno fosse vuota, o meglio,
celasse estese cavità carsiche. Gli indizi erano fratture inaccessibili
da cui fuoriesce in inverno un potente getto di aria calda e umida e
aperture piccole e grandi ben visibili sulle pareti. La conferma
ufficiale è arrivata solo all’inizio degli anni novanta, dopo una
campagna di esplorazioni che ha portato alla documentazione e al rilievo
di un importante sistema carsico costituito dall’Abisso dei cocci e
dalla Grotta dell’eremita; oltre ad una ventina di altre piccole cavità.
I due abissi raggiungono rispettivamente le profondità di 420 e 310
metri dall’ingresso e nel complesso contano oltre sei chilometri di
gallerie suborizzontali e pozzi. La temperatura interna di 26° e
l’elevata umidità, sono le caratteristiche metereologiche di queste
grotte, belle per il colore bianco delle pareti, per le sale interamente
concrezionate, le vaschette e i laghetti trasparenti dal fondo
tappezzato di piccoli, acuti e delicatissimi cristalli di calcite.
Osservando le varie parti del sistema si distinguono gallerie di chiara
origine carsica, ampie e suborizontali con pareti modellate dallo
scorrimento idrico in pressione, e cavità con pareti irregolari alla cui
genesi hanno contribuito anche il movimento di faglie, le fratture
beanti e i crolli. Alcune sale vicine all’esterno ospitano ancora
sparute colonie di chirotteri, ma a giudicare dal guano stratificato sul
fondo e dai posatoi anneriti riconoscibili nella volta, le colonie
dovevano essere ben più numerose nel recente passato. Un’altra
caratteristica notevole di Monte Inici sono i calcari nodulari rossi che
formano suggestive pareti subverticali e stratificate soprattutto nel
versante orientale. Questa roccia si è depositata a margine della Tetide
tra 180 e 140 milioni di anni fa ed è costituita per circa metà da
normali sedimenti pelagici e per l’altra dai sedimenti fini che
frequentemente le mareggiate rimuovevano dalle piattaforme carbonatiche
dei margini continentali mesozoici, e le correnti distribuivavo intorno
anche a grande distanza. Il fango calcareo della piattaforma, una volta
giunto sul fondo, subisce un processo di dissoluzione e cementazione più
veloce dei normali sedimenti pelagici e si aggrega in caratteristici
noduli. Vecchie cave e blocchi cavati e abbandonati di calcare nodulare
rosso si ritrovano sparsi su Monte Inici, perché questa roccia è da
sempre apprezzata per ricavarne lastre lucidate da commercializzare con
il nome di “rosso di verona” o “rosso ammonitico”. Quest’ultima
denominazione è dovuta alla presenza di gusci fossili di ammonoidi,
ordine della classe dei cefalopodi che vissero per un lunghissimo
periodo di tempo e si estinsero improvvisamente 65 milioni di anni fa,
alla fine del Cretaceo, insieme alla maggior parte delle forme di vita
di allora. Questi animali dovevano essere numerosissimi nelle acque
della Tetide, a giudicare dalla quantità di testimonianze fossili oggi
utili per gli studi biostratigrafici del Paleozoico e del Mesozoico. Per
classificare le ammoniti, e collocarle nella giusta successione
temporale, ci si basa tra l’altro, sulla tendenza evolutiva alla
complicazione della forma della linea di sutura dei setti che dividono
il guscio in camerette, dalla semplice linea ondulata detta
goniatitica delle forme più arcaiche ad una molto complessa serie di
selle e lobi, detta sutura ammonitica, delle forme più recenti. A
monte Inici si trovano fossili anche gli “aptici”, piastrine calcaree
simili a valve di lamellibranchi che gli ammonoidi usavano per chiudere
il guscio e proteggere le parti molli dell’animale. Un altro guscio che
incontriamo è di un brachiopode del genere Pygope, fossile guida
per datare rocce del Giurassico e del Cretaceo inferiore. Malgrato la
loro apparente somiglianza con i molluschi bivalvi, i brachiopodi sono
da essi molto distanti dal punto di vista filogenetico. Monte Inici
offre molto anche agli appassionati di flora e fauna attuale,
ricchissima di specie è ad esempio la flora rupestre, tra cui colpiscono
annosi e contorti esemplari di Scabiosa cretica e la piccola,
verdissma “spaccapietre” (Ceterach officinarum), che cresce tra
le fessure delle rocce. La sommità del rilievo conserva un lembo di
lecceta, mentre il versante meridionale ospita un impianto forestale di
pino con singolare “sottobosco” di palma nana. Al centro di una raccolta
d’acqua piovana troviamo un discoglosso (Discoglossus pictus),
anfibio molto simile ad una piccola rana, con la pupilla a forma di
cuore, che può vivere anche lontano dagli stagni permanenti; l’esemplare
fotografato ha una colorazione particolarmente rossa. Tra le rocce
troviamo ancora una chiocciola terricola specializzata per le strette
fessure, è la Marmorana scabriuscola, la conchiglia è ornata da
coste molto evidenti e l’angolo apicale della spira è molto vicino a
180°. In cielo è facile osservare il gheppio in caccia di insetti e
piccolissimi roditori.
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