
Dati per le escursioni:
Versante settentrionale
Carrozzabile sterrata dal km 37,5 della SS 187
fino a Rifugio Forestale Cappellone
Dislivello: m 500
Lunghezza del percorso: 9 km
Tempo di cammino: ore 4 circa
Versante orientale
Partenza dalle falde di Cozzo Monaco.
Dislivello: m 900
Lunghezza del percorso: 12 km
Tempo di cammino: ore 5 circa
Versante occidentale
Partenza dal Baglio Costamanti
Versante meridionale
Dai ruderi del Castello di Inici
Per chi è interessato agli affioramenti di
rosso ammonitico, alla flora rupestre e alle grotte sono possibili
esursioni, anche brevi, nel versante orientale e meridionale
utilizzando le numerose piste forestali percorribili anche in
bicicletta. |
Gli speleologi siciliani sospettavano
da tempo che la montagna di Inici (m 1064) al suo interno fosse vuota, o
meglio, celasse estese cavità carsiche. Gli indizi erano fratture
inaccessibili da cui fuoriesce in inverno un potente getto di aria calda e
umida e aperture piccole e grandi ben visibili sulle pareti. La conferma
ufficiale è arrivata solo all’inizio degli anni novanta, dopo una campagna
di esplorazioni che ha portato alla documentazione e al rilievo di un
importante sistema carsico costituito dall’Abisso dei cocci e dalla Grotta
dell’eremita; oltre ad una ventina di altre piccole cavità. I due abissi
raggiungono rispettivamente le profondità di 420 e 310 metri dall’ingresso
e nel complesso contano oltre sei chilometri di gallerie suborizzontali e
pozzi. La temperatura interna di 26° e l’elevata umidità, sono le
caratteristiche metereologiche di queste grotte, belle per il colore bianco
delle pareti, per le sale interamente concrezionate, le vaschette e i
laghetti trasparenti dal fondo tappezzato di piccoli, acuti e delicatissimi
cristalli di calcite. Osservando le varie parti del sistema si distinguono
gallerie di chiara origine carsica, ampie e suborizontali con pareti
modellate dallo scorrimento idrico in pressione, e cavità con pareti
irregolari alla cui genesi hanno contribuito anche il movimento di faglie,
le fratture beanti e i crolli. Alcune sale vicine all’esterno ospitano
ancora sparute colonie di chirotteri, ma a giudicare dal guano stratificato
sul fondo e dai posatoi anneriti riconoscibili nella volta, le colonie
dovevano essere ben più numerose nel recente passato. Un’altra
caratteristica notevole di Monte Inici sono i calcari nodulari rossi che
formano suggestive pareti subverticali e stratificate soprattutto nel
versante orientale. Questa roccia si è depositata a margine della Tetide tra
180 e 140 milioni di anni fa ed è costituita per circa metà da normali
sedimenti pelagici e per l’altra dai sedimenti fini che frequentemente le
mareggiate rimuovevano dalle piattaforme carbonatiche dei margini
continentali mesozoici, e le correnti distribuivano intorno anche a grande
distanza. Il fango calcareo della piattaforma, una volta giunto sul fondo,
subisce un processo di dissoluzione e cementazione più veloce dei normali
sedimenti pelagici e si aggrega in caratteristici noduli. Vecchie cave e
blocchi cavati e abbandonati di calcare nodulare rosso si ritrovano sparsi
su Monte Inici, perché questa roccia è da sempre apprezzata per ricavarne
lastre lucidate da commercializzare con il nome di “rosso di verona” o
“rosso ammonitico”. Quest’ultima denominazione è dovuta alla presenza di
gusci fossili di ammonoidi, ordine della classe dei cefalopodi che vissero
per un lunghissimo periodo di tempo e si estinsero improvvisamente 65
milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo, insieme alla maggior parte delle
forme di vita di allora. Questi animali dovevano essere numerosissimi nelle
acque della Tetide, a giudicare dalla quantità di testimonianze fossili oggi
utili per gli studi biostratigrafici del Paleozoico e del Mesozoico. Per
classificare le ammoniti, e collocarle nella giusta successione temporale,
ci si basa tra l’altro, sulla tendenza evolutiva alla complicazione della
forma della linea di sutura dei setti che dividono il guscio in camerette,
dalla semplice linea ondulata detta goniatitica delle forme più
arcaiche ad una molto complessa serie di selle e lobi, detta sutura
ammonitica, delle forme più recenti. A monte Inici si trovano fossili
anche gli “aptici”, piastrine calcaree simili a valve di lamellibranchi che
gli ammonoidi usavano per chiudere il guscio e proteggere le parti molli
dell’animale. Un altro guscio che incontriamo è di un brachiopode del genere
Pygope, fossile guida per datare rocce del Giurassico e del Cretaceo
inferiore. Malgrato la loro apparente somiglianza con i molluschi bivalvi, i
brachiopodi sono da essi molto distanti dal punto di vista filogenetico.
Monte Inici offre molto anche agli appassionati di flora e fauna attuale,
ricchissima di specie è ad esempio la flora rupestre, tra cui colpiscono
annosi e contorti esemplari di Scabiosa cretica e la piccola,
verdissma “spaccapietre” (Ceterach officinarum), che cresce tra le
fessure delle rocce. La sommità del rilievo conserva un lembo di lecceta,
mentre il versante meridionale ospita un impianto forestale di pino con
singolare “sottobosco” di palma nana. Al centro di una raccolta d’acqua
piovana troviamo un discoglosso (Discoglossus pictus), anfibio
molto simile ad una piccola rana, con la pupilla a forma di cuore, che può
vivere anche lontano dagli stagni permanenti; l’esemplare fotografato ha una
colorazione particolarmente rossa. Tra le rocce troviamo ancora una
chiocciola terricola specializzata per le strette fessure, è la Marmorana
scabriuscola, la conchiglia è ornata da coste molto evidenti e l’angolo
apicale della spira è molto vicino a 180°. In cielo è facile osservare il
gheppio in caccia di insetti e piccolissimi roditori.
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