Approfondimento Artemisia

Vallone Madonna degli Angeli. Osservazioni naturalistiche

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di Giuseppe Ippolito

La normale successione di fasce vegetazionali procedendo dalla costa alla montagna sembra non trovare riscontro nel Vallone Madonna degli Angeli. Qui si osserva che il leccio (Quercus ilex) si spinge fino a 1800 metri di quota e il faggio ( Fagus sylvatica) si ritrova con il leccio da quota 1400 metri in su. In realtà l'anomalia è soltanto apparente perché il leccio, pianta termofila, riesce a spingersi in quota perché cresce nel versante meridionale della Quacella che oltre ad essere molto "caldo", perchè esposto a sud, è anche molto ripido e ben drenato tanto da risultare arido e asciutto dalla primavera all'autunno. Il suolo dove cresce, inoltre, è costituito da scarso regolite in forte pendenza e da un substrato di roccia dolomitica molto fratturata che contribuisce poco a trattenere l'umidità. Per un ambiente così descritto la specie arborea che ha sviluppato i migliori adattamenti è proprio il leccio che tra l'altro predilige i suoli carbonatici. Se si osserva attentamente, inoltre, dove il faggio incontra effettivamente il leccio è solo nel fondovalle cioè lungo la linea di transizione tra due versanti opposti che hanno un clima ed una natura geologica molto diversi. Il faggio domina nel versante esposto a nordovest più fresco e di natura arenacea, il leccio in quello sud est, più caldo e di natura dolomitica. Il Vallone Madonna egli Angeli, nella sua parte alta è anche un confine litologico tra le dolomie e le arenarie arcosiche e queste ultime mantengono l'umidità del suolo molto più a lungo, consentendo, insieme all'esposizione, la crescita della faggeta anche a quote più basse.

Spesso si è pensato che il sovrapporsi di vegetazione appartenente a differenti fasce climatiche fosse conseguenza delle oscillazioni fredde del quaternario, ma tale ipotesi è contrastata dall'estrema velocità della vegetazione a seguire i cambiamenti climatici.

L'associazione faggio-abete bianco (Abies alba) è molto diffusa nell' Appennino; splendidi esempi sono le Foreste Casentinesi e l'Abetina Reale del Parco del Gigante in Toscana. In condizioni naturali l'abete bianco non forma boschi puri, ma cresce in ordine sparso all'interno della faggeta. La stessa situazione doveva presentarsi in Sicilia nei periodi freschi del quaternario, e una testimonianza di ciò l'abbiamo proprio nel vallone Madonna degli Angeli e sui rilievi limitrofi. Qui, su un gruppo di ventidue esemplari di abete, che crescono su suolo arcosico insieme al faggio, è stata istituita la specie Abies nebrodensis.

L'Abies nebrodensis ha iniziato la sua differenziazione dalla specie madre (Abies alba) per isolamento geografico dopo l'ultima glaciazione. A dire la verità il tempo trascorso dovrebbe essere troppo breve per una speciazione compiuta e infatti i due abeti si distinguono poco geneticamente. Le notevoli differenze di dimensioni, e l'aspetto esterno sono prevalentemente adattamenti fenotipici all'aridità siciliana e anche alla povertà del suolo in cui crescono. Si potrebbe addirittura pensare che i famosi 22 esemplari si siano sottratti al taglio dei boscaioli proprio per le loro ridotte dimensioni, infatti esemplari riprodotti in vivaio e piantati su suolo profondo, godono di ben altro sviluppo.

La cosa più straordinaria del vallone Madonna degli Angeli è un punto dove vivono fianco a fianco il leccio, il faggio e l'abete. E' quasi il fondovalle, sul sentiero per Monte Scalone. In quella zona di transizione tra versanti esposti diversamente e nel luogo in cui uno strato sottile di arenarie copre i carbonati mesozoici.

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Descrizione dell'escursione al Vallone Madonna degli Angeli

Articolo pubblicato su Sikania

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